Italy hotels
FORNITORI
LAVORO
COMPRO-VENDO
SERVIZI
CONSULENZA
FORMAZIONE
ITALY HOTELS
NEWS
WHO'S WHO
LINKS
CERCA
CONTATTACI
 
HOME-PAGE

"Hotel Experience" di Simone Finotti

Tra le qualità che il mondo invidia a noi italiani è la capacità di saper creare il bello. Nella moda, nel design, nell'architettura. Nel momento in cui i consumatori identificano il lusso "affordable luxory" con il design, la costruzione o la ristrutturazione dell'hotel secondo canoni estetici mutuati dal design e dalla moda è un modo per segnalare come il lusso sia disponibile.

Quali sono le tendenze nella progettazione dell'abitare itinerante? Chi sono i protagonisti, gli architetti che oggi segnano questa evoluzione della progettazione dell' hotel?

La ricchezza di idee, spunti, prospettive permette di tracciare il profilo di un settore che, pur in un momento non facile, difficilmente si lascia imbrigliare dalle mode e certo non si piega a criteri standardizzati.

Avere stile, ma non "uno" stile
Andare alla ricerca delle nuove tendenze nella progettazione alberghiera in Italia significa innanzitutto scoprire che non è semplice individuare linee decise e ben riconoscibili che guidino l'operato dei grandi progettisti. I quali si affidano perlopiù al proprio bagaglio esperienziale e al proprio gusto. "Io cerco di avere stile, ma non ho uno stile", spiega il fiorentino Michele Bonan, riassumendo alla perfezione lo status quaestionis. Sulla stessa linea Hugo Demetz, che oggi lavora nel suo studio presso Bolzano ma è stato attivo per anni in Francia: "Mi discosto da quelle che molti vorrebbero sublimare a tendenze e che per me sono soltanto mode: preferisco seguire la mia sensibilità, mettere al centro l'armonia". "Armonia e ironia, perché alle volte prendersi troppo sul serio non fa bene", rincara Bonan.

Sensibilità individuale e "neomanierismo"
Sembra dunque essere un momento in cui dominano la sensibilità individuale e la capacità del progettista di attraversare epoche e suggestioni traendone una sintesi originale. Luca Scacchetti parla, per gli anni che viviamo, di nuovo manierismo: un tempo in cui rimane poco da inventare e, semmai, bisogna ricercare la propria originalità nel rielaborare il già fatto. Ecco che allora diventa importante il confronto con la storia, con i momenti e le tappe essenziali dell'arte, con la sensibilità di chi ci ha preceduti: solo così si possono trovare nuove letture e chiavi interpretative sempre diverse.

Ridefinizione e ripensamento
Pur nella caleidoscopicità degli orientamenti, non mancano alcuni fili rossi alla luce dei quali interpretare il momento. Sono anni, si legge tra le righe, di ridefinizione e ripensamento: ridefinizione dei mood, dei canoni estetici e dei sistemi valoriali; ripensamento su scelte e soluzioni roboanti che, dopo pochi anni, sembrano già irresponsabili e, per dirla in poche parole, "fuori tempo massimo". Luci, colori, lustrini e paillettes? Hall tanto scintillanti e tirate a lucido da risultare urtanti? Camere tanto sofisticate da risultare impadrioneggiabili? No, grazie. Largo alla dimensione umana, alla semplice, schietta "capanna in mezzo al bosco" dove si possono trovare accoglienza, attenzione alla persona e un servizio da trenta e lode. Oppure alla dimora storica affondata fra le mura di una cittadella medievale. E via discorrendo.

Una dimensione più intima, ma non per questo più "povera"
Lasciata alle spalle l'abbuffata di sfarzo e lusso esibito tipica degli anni del "pre-crisi", in cui le tentazioni di grandeur erano sempre dietro l'angolo e spesso, al pari del "sonno della ragione" di goyesca memoria, generavano mostri (il caso di Dubai ha molto da insegnare) pare proprio che oggi si stia assistendo a un ridimensionamento nel quale spicca il gusto per un lusso più intimo, meno ostentato e proprio per questo più radicato e profondo. Ciò non significa, beninteso, che si stia lavorando sottotono in fatto di qualità: "In un momento di crisi come questo gli unici progetti a non essere bloccati -spiega Matteo Nunziati- sono quelli di altissima qualità", a testimonianza di un settore e di committenze che sanno ancora riconoscere i veri valori.

A casa come in albergo, in albergo come a casa: non è il sogno di tutti?
Molto interessante ciò che si scopre sui rapporti fra albergo e casa privata, e sui possibili interscambi fra i due mercati, alberghiero e retail. Qui le posizioni sono le più disparate: c'è chi non riconosce nemmeno più il confine fra i due mercati e chi li vede come due mondi separati. In effetti l'apertura c'è: a Budapest, ad esempio, stanno nascendo appartamenti in vendita con i servizi di un hotel. Si tratta di una sorta di multiproprietà pensata per chi viaggia per lavoro e si ferma in un luogo anche per periodi piuttosto lunghi. A questo tipo di cliente l'albergo tradizionale può andare un po' stretto, e d'altra parte non si può pensare che una volta rincasati siano disposti a farsi il bucato e prepararsi la cena e la colazione. Ecco dunque una soluzione a metà, arredando gli appartamenti-camera con gusto domestico: un tipo di fluidità sempre più frequente, perché sta cambiando la tipologia di clienti delle strutture ricettive. E non sono pochi i clienti che sognano (o cercano, anche "scopiazzando qua e là) di portarsi a casa oggetti, arredi, soluzioni viste e vissute in albergo. Parafrasando uno dei progettisti intervistati: "Il sogno di tutti è vivere in albergo come in casa e vivere in casa come in albergo…due mondi più vicini di così…".

Funzionalià, emozionalità
Il discrimine fra funzionalità ed emozionalità, fra praticità ed edonismo sembra rappresentare il più netto crinale divisorio tra i diversi approcci dei progettisti all'universo alberghiero. "L'albergo non deve essere il monumento all'architetto", né deve seguire "i mal di pancia del progettista", e su questo sono tutti d'accordo. Quando vai a indagare un po' più a fondo, però, scopri che c'è chi ricerca la suggestione in modo deciso, a volte quasi esasperato, e chi vede l'albergo innanzitutto come un'azienda, come una macchina che prima di tutto deve funzionare. In questi ultimi casi grande attenzione è riservata al "back of the house", vale a dire a tutto quello che resta nascosto al cliente, che non si vede eppure fa girare gli ingranaggi. Chi punta sull'emozione, invece, si sente il regista di uno spettacolo che, albergo dopo albergo, progetto dopo progetto, è sempre pronto per andare in scena. Una commedia perfetta fatta di materiali, luci, colori, musiche e aromi da ricordare, da portare a casa e custodire nella memoria, possibilmente per sempre.
Per dirla in altre parole, da un lato si può distinguere un approccio olistico, per cui l'insieme è qualcosa in più della somma delle singole componenti: è il caso di chi pensa che "ogni progetto abbia un'anima", e che senza di essa il risultato finale perda coesione, energia, forza; dall'altro c'è una sorta di "meccanicismo" alberghiero, secondo cui un hotel è un ingranaggio ben oliato in cui ogni rotella deve girare alla perfezione per contribuire al a qualità del tutto. E se da un lato c'è il tentativo di farsi ricordare, dall'altro prevale l'idea di dare al cliente la sensazione di essere padrone dell'ambiente, di capire e usare tutto fin dal primo istante in cui mette piede in stanza.
Forse, come spesso accade, la verità sta nel mezzo, in un equilibrio non facile da cercare tra concretezza e suggestione. "Bisogna dare emozioni e la funzionalità deve essere nascosta, ma sempre presente", sintetizza Bellini. "Se non si dorme bene non si sogna", hanno detto in molti.

Tradizione, innovazione
A proposito di dormire: la camera è forse il luogo dell'albergo, e la parte del progetto, in cui tradizione e innovazione si incontrano (e si scontrano) maggiormente. La tv e il bagno sembrano essere le pietre della discordia. C'è chi assicura di fare camere tanto belle da mozzarti il fiato e toglierti la voglia di guardare la tv, c'è chi asserisce che l'asse tv-letto è inattaccabile, anche per via della reticenza delle committenze. Quanto al bagno, si va dal chiuderlo completamente al resto della stanza, secondo l'impostazione canonica, a soluzioni più open space che prevedono almeno la vasca a contatto con il resto della camera, aprendo una zona tradizionalmente intima. Ai posteri ...

Albergo e territorio: due realtà di integrare?
Tra le idee nuove, ci piace quella dell'integrazione fra albergo e territorio. L'ha ribadita Marco Piva, che pensa addirittura di rendere alcune aree comuni degli hotel cittadini fruibili anche agli esterni, così da rendere l'albergo un punto di riferimento per la città. "Non solo –spiega- mi piace anche l'idea di dare all'utilizzatore un ruolo attivo nell'esperienza alberghiera". Una prospettiva molto interessante, che se compresa potrebbe rivoluzionare il modo di intendere l'albergo: non più come una sorta di "spazio franco", caratterizzato da quella sensazione di aterritorialità che, diciamocela tutta, abbiamo provato almeno una volta sulla nostra pelle.
Anche qui una tendenza generale c'è: quella di togliere gli hotel dalla categoria dei "nonluoghi", che secondo la nota teoria di Marc Augé, che li vede in contrapposizione ai luoghi antropologici caratterizzati da una precisa identità. Ecco, è ora che anche l'albergo si appropri una volta per tutte di una dimensione identitaria, e una soluzione può essere quella dell'integrazione.

Il Terzo Rinascimento: una nuova dimensione umana, anche in albergo
"Pensare che l'albergo è progettato intorno a te: è questo che rende straordinaria un'esperienza". Sembra arrivare, anche in campo alberghiero, il trionfo di quello che il sociologo Francesco Morace ha definito il "Terzo Rinascimento": quel gusto per la qualità quotidiana e locale che prende avvio da una ricollocazione dell'individuo, messo al centro di una trama di bisogni, necessità, esigenze da soddisfare. In una dimensione sempre più intima e discreta.
Benessere, sensazioni domestiche, polisensorialità. Per l'architetto Sergio Bizzarro l'esperienza alberghiera deve trasformarsi in un percorso polisensoriale che parte dalla scelta di materiali particolari e dalla riscoperta, così rara nel mondo di tutti i giorni, del contatto tra pelle e materiali ben caratterizzati sotto il profilo tattile: assi di legno piallate a mano, ghisa riscaldata, superfici morbide e gommose.
Nello stesso tempo la camera può trasformarsi in una vera e propria minipalestra, in un centro benessere formato mini ma completo di tutto: macchinari per esercizi "a parete", sauna, bagno turco, vasca costantemente piena d'acqua. Ecco una nuova tendenza, che alcuni come Massimo Iosa Ghini pensano sia possibile importate anche nel domestico: "Mi piace l'idea della vasca sempre piena, come una piscina. Una soluzione esportabile anche nelle abitazioni private. Vuole mettere arrivare a casa e trovare una piccola piscina personale pronta ad attenderci?". Tutti concordi, in ogni caso, nel ribadire che gli alberghi di un certo livello, ormai, non possono più fare a meno di offrire un'area wellness "che non sia sacrificata, ma adeguatamente valorizzate". Ed è sempre Iosa Ghini ad andare alla ricerca, quando viaggia, dell'hotel "straordinario", dove l'io-cliente sia il punto focale intorno a cui si sviluppa l'intero progetto.

Verso alberghi sostenibili
Un altro concetto-cardine degli ultimi mesi è quello della sostenibilità. Ben lungi da sterili proclami ambientalisti, oggi la responsabilità ambientale caratterizza i nuovi ricchi e nuovi stili di vita all'insegna del lusso sostenibile. Diversi architetti si mostrano interessati alla commistione fra lusso ed ecologia. Icona di questo rinnovamento sono gli alberghi realizzati nel rispetto dei colori e delle atmosfere del luogo: per questo hanno sempre più successo i materiali locali, le pietre che riprendono le tinte del posto, i profumi e i temi legati al territorio. Non sono pochi, inoltre, i progettisti che hanno già lavorato, o lo stanno facendo, sull'impiego di tecnologie ecosostenibili come veicoli di un linguaggio architettonico. Ecco spuntare allora cupole fotovoltaiche belle da vedere ed estrememente efficienti in termini di produzione energetica. E poi c'è il risparmio: si sta capendo, ad esempio, che avere un edificio di classe "A" Cened significa spendere meno, e nel caso di un albergo si tratta di cifre importanti, che possono tranquillamente ammortizzare in pochi anni il surplus di investimento iniziale. La sostenibilità, insomma, sembra essere una strada obbligata, e alcuni già sognano un albergo a impatto zero. Soluzione che a tutt'oggi, detto con franchezza, non appare realizzabile nella pratica.

Attenzione al servizio: un nuovo concetto di lusso che viene dall'estero
Ancora sul lusso: l'Italia si apre all'Europa e al mondo, in un cammino che non rallenta, anzi semmai si intensifica: ormai i più grandi architetti italiani nel settore alberghiero operano worldwide, e svolgono un importante ruolo di ambasciatori dell'italianità all'estero e di recettori delle best practices da importare anche alle nostre latitudini. Si scopre così che all'estero, contrariamente a quanto è accaduto fino a ieri in Italia, da anni il lusso è identificato con il servizio, ivi incluso il fattore umano. "I primi 15 minuti danno l'impronta all'esperienza alberghiera – dice l'architetto Saporiti – , ma è anche vero che gli ultimi 30 secondi possono mandare tutto a rotoli".



Simone Finotti



Turismo d'Italia Maggio / Giugno 2009

 



































  FORNITORI | LAVORO | COMPRO-VENDO | SERVIZI | CONSULENZA | FORMAZIONE | NEWS | LINKS | REGISTRATI | CERCA | CONTATTACI |