"Hotel Experience: le nuove tendenze della progettazione alberghiera" di Simone Finotti
Una nuova attenzione alla
sostenibilità, a un approccio più intimo e responsabile, alla qualità
del servizio e al rapporto col territorio. Queste sono alcune delle più
recenti tendenze che emergono dal libro di Giacomo Rizzi, realizzato da
PLANETHOTEL.NET
Dopo il successo del primo volume, in cui si occupava di wellness alberghiero, Giacomo Rizzi
architetto e docente al Politecnico di Milano, torna a parlare di
hotel, e stavolta con un taglio più ampio, interrogandosi (e
interrogando i principali progettisti alberghieri
in Italia) sull'Hotel Experience. Il libro "Hotel Experience",
realizzato su iniziativa di Planethotel.net ed edito da Dogma (240
pagine in grande formato, con 130 immagini di hotel italiani e
stranieri), e curato per la parte relativa alle interviste da chi
scrive, è l'occasione per tracciare le nuove tendenze dell'hotellerie
in Italia, e per scoprire alcune interessanti novità. Prima fra tutte
un'accresciuta attenzione alla compatibilità ambientale, che oggi
diventa addirittura un lusso. E un piacere per gli occhi e per la
mente. Già, perché senza dubbio tra le qualità che il mondo invidia a
noi italiani c'è la capacità di saper creare il bello. Nella moda, nel
design, nell'architettura. E, nell'ambito di quest'ultima,
nell'hotellerie. In questo settore si sta sempre più affermando il
concetto, di matrice anglosassone, di "affordable luxury", ossia lusso
disponibile, che i consumatori identificano in campo alberghiero con la
progettazione, la costruzione o la ristrutturazione dell'hotel
secondo canoni estetici mutuati dal design e dalla moda. Non più,
dunque, il lusso sfrenato ed esibito del riccone che getta il mozzicone
di Avana dal finestrino di una limousine, ma un lusso più intimo, fatto
di attenzione all'ambiente e di servizio da dieci e lode. Ma andiamo
con ordine. Un settore che combatte la crisi. Con le idee Per
combattere la crisi, ci vogliono in primo luogo le idee. Buone idee. E
poi occorre saper "fare sistema", valorizzando le eccellenze che il
mondo riconosce al nostro Paese. Ma quali sono davvero le nuove
tendenze nella progettazione alberghiera in Italia? Non è semplice
individuare linee decise e ben riconoscibili nell'operato dei grandi
progettisti. "Io cerco di avere stile, ma non ho uno stile", spiega il
fiorentino Michele Bonan riassumendo alla perfezione lo stato dell'arte. Sulla stessa linea Hugo Demetz
che oggi lavora nel suo studio di Bolzano ma è stato attivo per anni in
Francia: "Mi discosto da quelle che molti vorrebbero sublimare a
tendenze e che per me sono soltanto mode: preferisco seguire la mia
sensibilità, mettere al centro l'armonia. E l'ironia, perché alle volte
prendersi troppo sul serio non fa bene". La sensibilità di ciascun
progettista, e la capacità di attraversare le epoche e gli stili, sono
il vero plusvalore. Per saperlo fare bene, naturalmente, sono
indispensabili grande sensibilità, un'approfondita conoscenza del
cammino dell'arte e un bagaglio culturale radicato. Sembra essere un
momento in cui dominano la sensibilità individuale e la capacità del
progettista di attraversare epoche e suggestioni traendone una sintesi
originale. Per Luca Scacchetti
di questi tempi c'è ben poco da inventare: si deve essere originali
rielaborando il già fatto. "Nuovo manierismo", lo chiama. Ma oltre
questo "neomanierismo", si profila anche un altro modo di vivere il
lusso, definito da un altro neologismo destinato a riscuotere un grande
successo negli anni a venire. Parliamo di "ecolusso"; accanto al lusso
disponibile arriva un lusso a…portata d'ambiente, sostenibile: un
ripensamento rispetto a scelte e soluzioni roboanti che, dopo pochi
anni, sembrano già irresponsabili e fuori tempo. Dopo l'ubriacatura da
lusso sfrenato, tutto luci, colori e paillettes, oggi si fa strada una
dimensione più umana: la classica capanna in mezzo al bosco con un
servizio dieci e lode, per dirla con Demetz. E già sono diversi gli
architetti che propongono ai nuovi ricchi un lusso all'insegna
dell'ecologia, della ricerca di materiali raffinati ma naturali,
rigorosamente ricavati dal contesto in cui sorge l'albergo. Icona di
questo rinnovamento sono gli alberghi realizzati nel rispetto dei
colori e delle atmosfere del luogo: per questo hanno sempre più sucesso
i materiali locali, le pietre che riprendono le tinte del posto, i
profumi e i temi legati al territorio.
E anche l'energia è coinvolta in questo
"new deal" alberghiero: nei casi più virtuosi le tecnologie
ecosostenibili sono interpretate come veicoli di un linguaggio
architettonico. Ecco spuntare allora cupole fotovoltaiche belle da
vedere ed estremamente efficienti in termini di produzione energetica.
Senza contare che sostenibilità, in campo energetico, fa rima spesso e
volentieri con risparmio. E quando si parla di alberghi, si deve
pensare a cifre importanti, anche perché c'è in ballo un investimento
iniziale da ammortizzare.
Albergo e territorio: un rapporto da (re)interpretare
Ambiente, territorio, sostenibilità.
Termini che portano a riflettere su un'altra questione-cardine: il
rapporto, ormai recepito come inscindibile e tutto da reinterpretare,
fra albergo e territorio. In un passato nemmeno troppo lontano gli
alberghi erano spesso cattedrali nel deserto, nei casi più gravi si
presentavano come casermoni completamente fuori contesto rispetto a ciò
che li circondava, e in ogni caso chiusi al territorio. Oggi no, non è
più così. L'albergo viene sempre più visto o come elemento del
paesaggio, e allora si torna all'ecolusso e alla perfetta integrazione
ambientale dell'hotel, o, e così la vede ad esempio Marco Piva
come elemento catalizzatore della vita cittadina. La tendenza è quella
di togliere gli hotel dalla categoria dei "nonluoghi", che secondo la
nota teoria di Marc Augé, li vede in contrapposizione ai luoghi
antropologici caratterizzati da una precisa identità. Il progettista
milanese, ricordando una sua realizzazione a Cagliari, pena addirittura
che si possa –e in certi casi si debba- rendere alcune aree comuni
degli hotel cittadini fruibili anche agli esterni, così da rendere
l'albergo un punto di riferimento per la città. Una prospettiva molto
interessante, che se compresa potrebbe rivoluzionare il modo di
intendere l'albergo.
Albergo e casa privata: il confine è sempre più sottile…
Il confine fra settore alberghiero e
abitazione privata si sta facendo giorno dopo giorno sempre più labile.
Dal resto, che l'albergo faccia scuola e tendenza nei confronti
dell'abitazione privata non è certo una novità. Tanto che c'è
addirittura chi non riconosce nemmeno più il confine fra i due mercati
e chi li vede come due mondi separati. In effetti l'apertura c'è: a
Budapest, ad esempio, stanno nascendo appartamenti in vendita con i
servizi di un hotel. Si tratta di una sorta di multiproprietà pensata
per chi viaggia per lavoro e si ferma in un luogo anche per periodi
piuttosto lunghi. A questo tipo di cliente l'albergo tradizionale può
andare un po' stretto, e d'altra parte non si può pensare che una volta
rincasati siano disposti a farsi il bucato e prepararsi la cena e la
colazione. Ma anche l'oggettistica e l'arredo non sono alieni alla
tendenza dell'albergo a "entrare in casa": non sono pochi i clienti che
sognano di portarsi a casa oggetti, aredi, soluzioni viste e vissute in
albergo. Molti, addirittura, scopiazzano qua e là, tornano a casa e
"prendono spunto" da ciò che hanno visto in hotel per creare il loro
personalissimo, intimo angolo alberghiero. Del resto, chi non sogna di
vivere in casa come in albergo e, viceversa, in albergo come in casa?
Ciò che è certo è che in albergo si va sempre più cercando una
dimensione individuale "Pensare che l'albergo è progettato intorno a
te: è questo che rende straordinaria un'esperienza". Sembra arrivare,
anche in campo alberghiero, il trionfo di quello che il sociologo
Francesco Morace ha definito il "Terzo Rinascimento": quel gusto per la
qualità quotidiana e locale che prende avvio da una ricollocazione
dell'individuo, messo al centro di una trama di bisogni, necessità,
esigenze da soddisfare. In una dimensione sempre più intima e discreta.
E anche in camera si va assistendo a una vera e propria trasformazione:
minipalestra, centro benessere formato "tascabile" ma completo di
tutto. Una nuova tendenza, che alcuni come Massimo Iosa Ghini
pensano sia possibile importare anche nel domestico: "Mi piace l'idea
della vasca sempre piena, come una piscina. Una soluzione esportabile
anche nelle abitazioni private. Vuole mettere arrivare a casa e trovare
una piccola piscina personale pronta ad attenderci?". Tutti concordi,
in ogni caso, nel ribadire che gli alberghi di un certo livello, ormai,
non possono più fare a meno di offrire un'area wellness "che non sia
sacrificata, ma adeguatamente valorizzate". Ed è sempre Iosa Ghini ad
andare alla ricerca, quando viaggia, dell'hotel "straordinario", dove
l'individuo sia il punto focale intorno a cui si sviluppa l'intero
progetto.
L'albergo deve funzionare, ma l'emozione?
L'albergo, sebbene non sia un'azienda
come tutte le altre, è pur sempre una struttura che deve funzionare.
Cosa va privilegiato, dunque: un approccio funzionale o
un'interpretazione più emozionale? E noi, quando entriamo in una
camera, preferiamo sentire un tuffo al cuore oppure trovare tutto al
proprio posto, facile, immediato e comodo da usare? Le due cose non
sempre possono coesistere. Che fare, allora? Una cosa è certa:
l'albergo non deve essere il monumento all'architetto, né deve seguire
i mal di pancia del progettista, e su questo sono tutti d'accordo.
Quando vai a indagare un po' più a fondo, però, scopri che c'è chi
ricerca la suggestione in modo deciso, a volte quasi esasperato, e chi
vede l'albergo innanzitutto come una macchina perfetta. In questi
ultimi casi grande attenzione è riservata al "back of the house", vale
a dire a tutto quello che resta nascosto al cliente, che non si vede
eppure fa girare gli ingranaggi. Chi punta sull'emozione, invece, si
sente il regista di uno spettacolo che, alber dopo albergo, progetto
dopo progetto, è sempre pronto per andare in scena. Una commedia
perfetta fatta di materiali, luci, colori, musiche e aromi da
ricordare, da portare a casa e custodire nella memoria, possibilmente
per sempre.
GSA n.11 dell'anno 2009 - Novembre 2009
|
|
|